Contrattura capsulare e mastectomia: si può evitare?

Chirurgia RicostruttivaContrattura capsulare e mastectomia: si può evitare?

Contrattura capsulare e mastectomia: si può evitare?

Buongiorno a tutte,
Ricevo spesso domande che non sono facili.
Domande che nascono da percorsi intensi, a volte dolorosi, e che meritano ascolto vero, oltre che risposte mediche.

Una paziente mi ha scritto:

Ho avuto un tumore multifocale alla mammella, ho fatto una mastectomia, poi chemioterapia, radioterapia, terapia ormonale. Dopo il test genetico BRCA positivo ho affrontato anche la mastectomia controlaterale. Adesso però ho una forte contrattura capsulare. Non si poteva valutare tutto prima, per evitare due interventi e questo problema?

Una domanda diretta, onesta. E che tocca un punto delicato, ma importante.
 
La contrattura capsulare: perché succede?
Quando si fa radioterapia in presenza di una protesi, può comparire una contrattura capsulare.
È una risposta naturale del corpo: si forma una specie di “guscio rigido” attorno all’impianto, che può causare fastidi, dolore e tensione.
Non è colpa di nessuno, è una reazione del tessuto a un contesto complesso.
Per questo, il lipofilling che le hanno proposto è un’opzione molto valida.
Può:
  • ammorbidire i tessuti,
  • ridurre la contrattura,
  • oppure preparare il corpo a un eventuale cambio protesico.
A volte basta uno o due interventi di lipofilling per fare una grande differenza nella qualità del risultato e nel comfort.
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Contrattura capsulare e mastectomia: si può evitare?

E il dolore alla spalla?

Anche questo è un disturbo comune.

Può essere legato alla rimozione dei linfonodi, che altera il drenaggio e la mobilità.

Oppure proprio alla contrattura, che porta inconsciamente a irrigidire la postura.

Il mio consiglio? Farsi seguire da un fisioterapista esperto in riabilitazione post-oncologica.

Non è solo questione di movimento, ma di ritrovare equilibrio e sicurezza nel proprio corpo.

 

Non si poteva fare tutto prima?

Capisco il dubbio, davvero.

Ma a volte i tempi del test genetico non sono compatibili con l’urgenza della malattia.

Nel suo caso, probabilmente era necessario agire subito: mastectomia, chemio, radioterapia.

Aspettare l’esito del BRCA avrebbe significato posticipare tutto, e forse non era possibile.

Ecco perché a volte si procede in due tempi.

Non per superficialità, ma per priorità clinica.

E perché, una volta messe in sicurezza le condizioni di salute, si può poi valutare con più calma anche l’altra parte.

Una ricostruzione è un percorso.

Nessuno vorrebbe affrontare due interventi, è comprensibile.

Ma il suo percorso, per quanto complesso, è stato costruito per curare prima di tutto la malattia.

E ora che siamo nella fase della ricostruzione, ci sono strumenti validi per migliorare ciò che non la fa stare bene.

Se il secondo seno non ha ricevuto radioterapia, è molto probabile che la ricostruzione lì sia più stabile e morbida nel tempo.

E per la contrattura, con i giusti trattamenti, c’è margine per migliorare.

Non è una condanna. È solo un altro passo da fare, insieme.

A chi vive percorsi come questo, voglio dire che ogni domanda è legittima.

Fate bene a chiedere, a voler capire, a pretendere chiarezza.

La ricostruzione non è un evento singolo: è un percorso.

E se vissuto con fiducia, può davvero aiutare a riconciliarsi con il proprio corpo, anche dopo un’esperienza difficile.

Io, da parte mia, sono qui.

Per rispondere, spiegare, proporre soluzioni. 

Per fare altre domande potete utilizzare il modulo a questa pagina.

Grazie.

A presto.

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