L’articolo che vi propongo oggi, pur essendo al limite della validità scientifica, merita un commento per capire come a volte situazioni vere possano generare dubbi o portare ad auto colpevolizzarsi se non vengono esposte in modo chiaro e comprensibile.

Questo processo mentale in psicologia viene definito BIAS, termine inglese che si pronuncia baies.

Il bias in psicologia cognitiva indica un giudizio (o un pregiudizio), non necessariamente corrispondente all’evidenza dei fatti, sviluppato sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso o di fatti non riportati correttamente che porta dunque ad un errore di valutazione o mancanza di oggettività di giudizio.

In questo articolo vi sono alcune informazioni non propriamente esatte: ad esempio un tumore in situ non è un tumore incistato ma semplicemente un tumore che non supera la membrana basale dove poggiano tutte le cellule degli epiteli di rivestimento (ad esempio nei dotti della mammella le cellule duttali, che danno poi il nome al carcinoma duttale in situ o invasivo).

Un tumore si definisce in situ quando non supera la membrana basale e quindi non viene a contatto con i micro vasi, linfatici, venosi e arteriosi che arrivano in prossimità della stessa.

Non venendo le cellule a contatto con i vasi il tumore in situ ha nella maggior parte dei casi un comportamento biologico benigno.

È risaputo da tempo (ancora quanto ero studente) che molti carcinomi in situ rimangono tali e non diventano mai dei tumori invasivi così come è vero che in una percentuale un po’ più bassa di quella riportata nell’articolo, si possono trovare tumori in situ – soprattutto carcinomi lobulari in situ – nelle mammelle.

Il motivo per il quale questi tumori rimangano in situ è stato oggetto di numerose supposizioni e teorie ma senza un supporto scientifico basato sull’evidenza medico-scientifica.

 

Quindi trovo alquanto bizzarro affermare che una persona si ammala di tumore quando viene a saperlo.

Trovo, poi, inutili in quanto prive di alcuna validità scientifica, le affermazioni che vorrebbero dimostrare che sopravvivono più a lungo le donne che non si sottopongono a terapie rispetto a quelle che non fanno nulla, quando  oggi proprio grazie alle terapie combinate di chirurgia, chemioterapia e, se necessario, radioterapia più dell’80% di donne con tumore invasivo della mammella guarisce.

 

Trovate l’articolo di cui ho parlato a questo link.

Dott Maurizio Bruno Nava

Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva e Estetica. Chirurgia generale – Oncologia.

Professore a Contratto – Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica – Università degli Studi di Milano.