Cosa può andare scorto dopo un intervento di mastoplastica additiva? Quali sono le possibili complicanze?

 

Ho letto con piacere l’articolo di Chiara Botti, preparata chirurga, figlia del noto chirurgo plastico, e aggiungo bravo, Giovanni Botti mio caro amico con cui spesso condividiamo relazioni a congressi internazionali.

La Dott.ssa Botti ha posto l’attenzione su alcuni punti importanti, ma credo senza la giusta “cattiveria” comunicativa.

Come sempre uso dire la mastoplastica additiva è un intervento chirurgico a tutti gli effetti e come tutti gli interventi può avere complicanze generiche, simili a tutti gli interventi, e specifiche legate all’intervento stesso.

Il chirurgo deve cercare di ridurre al minimo effetti collaterali e complicanze. Questo lo può fare solo cercando di utilizzare le tecniche migliori e i materiali di ultima generazione.

Entrando nel merito dei 4 tipi di complicanze elencate da Chiara credo sia opportuno commentarle in modo approfondito.

 

Contrazione Capsulare:

È sicuramente la complicanza più frequente ma bisogna dire che oggi, grazie alle protesi di V generazione testurizzate, si è ridotta al 3/5% dei casi.

La causa principale è la contaminazione della protesi, che avviene durante l’intervento chirurgico ed è per questo che vanno seguiti alcuni importanti accorgimenti per ridurre al minimo il rischio.

A tale proposito, è stato pubblicato in letteratura un articolo in cui si spiega che l’incisione intorno all’areola ha un rischio più alto di contaminazione, perché per introdurre la protesi si taglia anche la ghiandola mammaria all’interno della quale ci sono i dotti che comunicano con l’esterno.

Lo stesso vale per la via ascellare, dal momento che la presenza delle ghiandole sudoripare rende più facile una contaminazione.

La via più sicura è l’accesso cutaneo al solco sotto mammario.

La protesi deve essere aperta solo al momento dell’inserimento, non prima, e deve essere toccata dal solo chirurgo.

Le tasche che riceveranno la protesi vanno lavate ripetutamente e l’intervento deve essere esangue.

Si usa una soluzione tamponata con un antibiotico che abbia attività locale e il chirurgo deve continuare a cambiare i guanti.

I capezzoli devono essere coperti con materiale sterile trasparente e la protesi, una volta inserita, non dovrebbe essere più rimossa.

È sconsigliato l’utilizzo delle protesi di prova, perché ogni volta che si inseriscono e si tolgono si contamina la tasca.

Si tratta di tanti piccoli dettagli che permettono di ridurre al minimo il rischio di contaminazione.

E voi che vi sottoporrete a un intervento dovrete chiedere al vostro chirurgo cosa fa nel corso dell’operazione.

 

Per approfondimenti:

Aesthetic Surgery Journal September 10, 2012

Risk of Breast Implant Bacterial Contamination From Endogenous Breast Flora, Prevention With Nipple Shields, and Implications for Biofilm Formation

Roger N. Wixtrom, PhD, DABTRoss L. Stutman, MDRenee M. Burke, MDAmy K. Mahoney, BSMark A. Codner, MD

 

Spostamento:

Si tratta di una complicanza che non deriva solo da colpa della paziente. Certamente se non si segue il programma post operatorio suggerito dal chirurgo (indossare un reggiseno giorno e notte per due mesi e solo la notte dal terzo, non eseguire esercizi fisici con braccia e gambe per due/tre mesi) il rischio diventa realtà.

Ma anche la chirurgia, e quindi il chirurgo, gioca un ruolo fondamentale.

La preparazione della tasca riveste la massima importanza, così come i disegni pre operatori che devono determinare con esattezza dove sarà posizionata la protesi in relazione al suo diametro, proiezione e altezza.

La preparazione della tasca deve essere “sartorializzata”, cioè esattamente dimensionata alle misure della protesi; pensate se una protesi del diametro di 12 cm venisse posizionata in una tasca di 13: chiaramente si sposterebbe.

Quindi: pianificazione pre operatoria, dovete essere “disegnate” come una carta geografica, utilizzo di strumenti chirurgici di precisione e assoluta attenzione ai dettagli.

 

Giramenti:

La percentuale di rotazione, se tutto viene eseguito in modo corretto, è inferiore al 0,2%.

Quindi la maggior parte delle rotazioni è dovuto a un uso, diciamo, inappropriato delle protesi anatomiche.

Non si può operare nello stesso modo mettendo una protesi rotonda o una anatomica; la scelta dell’impianto è fondamentale per il risultato finale e la naturalezza della vostra mammella e le protesi anatomiche danno risultati incomparabili rispetto alle rotonde.

Esigete il massimo per voi.

 

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Rottura:

Concordo sul fatto che vi è un rischio di rottura inferiore allo 1% nei primi sei/otto anni e del resto le stesse ditte produttrici lo dichiarano nei loro opuscoli.

Difficile, tuttavia, che traumi possano causare una vera rottura o, quantomeno, è rarissimo.

Esiste, invece, un lavoro da cui è chiaramente emerso che il 95% delle rotture è di origine iatrogena, cioè causato molto probabilmente dal chirurgo al momento dell’inserimento, senza ovviamente che il chirurgo se ne accorga.

Le protesi studiate mostrano, infatti, segni di danno da taglio, aghi di sutura, bisturi o divaricatori così come segni di rottura da pressione.

Questo perché durante l’inserimento magari si effettua un taglio troppo piccolo e di conseguenza risulta poi difficile inserire la protesi, così si tende a spingere danneggiando l’involucro esterno.

Quindi, come ripeto spesso, meglio una cicatrice 1 cm più lunga ma rischi minori; in questo modo, poi, anche la cicatrice guarirà meglio.

Altro danno involontario è la lesione, in modo invisibile, della parte esterna della protesi mentre si sutura.

Queste piccole lesioni, che non si vedono al momento altrimenti il chirurgo cambierebbe la protesi, col passare del tempo causano la rottura della protesi stessa.

Quindi ancora attenzione massima a tutti i dettagli.

 

Per approfondimenti potete scaricare un mio lavoro a questo link: Prevalence of Rupture in Inamed Silicone Breast Implants.

 

MAURIZIO-NAVA-PREVALENCE-OF-RUPTURE-IN-INAMED-SILICONE-BREAST-IMPLANTS-SCREEN

 

Altri approfondimenti:

Aesthetic Plastic Surgery – Safety and Effectiveness of Mentor Memory Gel Implants at 6 years

May 2009

Cunningham, McCue.

 

Potete leggere l’articolo di Chiara Botti a questo link.

Dott Maurizio Bruno Nava

Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva e Estetica. Chirurgia generale – Oncologia.

Professore a Contratto – Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica – Università degli Studi di Milano.